Italy - Tribunal of Trapani - Office of the Judge for Preliminary Investigations (Piero Grillo)

Country of Decision:
Country of Applicant:
Date of Decision:
23-05-2019
Court Name:
Tribunal of Trapani
Relevant Legislative Provisions:
International Law > 1951 Refugee Convention
International Law > UN Convention against Torture
Council of Europe Instruments > EN - Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms
Council of Europe Instruments
European Union Law > Treaty on the Functioning of the European Union 2010/C 83/01
Council of Europe Instruments > EN - Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms > Article 3
European Union Law > EN - Charter of Fundamental Rights of the European Union > Article 4
European Union Law > EN - Charter of Fundamental Rights of the European Union > Article 18
European Union Law > EN - Charter of Fundamental Rights of the European Union > Article 19
National / Other Legislative Provisions:
Italian Criminal Code – art. 52
Italian Constitution – art. 2; art. 10 co. 2and co. 3; art. 80; art. 117 co.1
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Headnote: 

Sussistenza della legittima difesa nel caso di violenza o minaccia a pubblico ufficiale da parte di migranti soccorsi in mare nel fondato timore di subire un respingimento in Libia.

Facts: 

In data 8 luglio 2018 il rimorchiatore italiano Vos Thalassa impegnato “in attività di supporto” alla piattaforma petrolifera libica Al Jurf – Oilfield, soccorreva, traendoli a bordo, circa 65 migranti avvistati nella zona SAR libica. In seguito agli ordini imposti dalla Guardia Costiera Libica, la Vos Thalassa invertiva la rotta di navigazione verso Sud. Tale condotta suscitava uno stato di agitazione dei passeggeri a bordo che, essendosi resi conto della concreta possibilità di essere ricondotti in Libia grazie al GPS di cui era dotato un telefono cellulare di un migrante a bordo, si erano rivoltati contro l’equipaggio della nave.

Stando a quanto riportato dalle testimonianze raccolte, nel gruppo dei migranti soprattutto due, di origine sudanese e ghanese, avevano preso il controllo della situazione incitando gli altri ad agire e adottando azioni dalla mimica violenta nei confronti del personale di bordo. In seguito a tali avvenimenti il capitano della Vos Thalassa aveva invertito la rotta verso l’Italia per prevenire un eventuale deterioramento della situazione di pericolo derivante anche dal sovrannumero dei migranti a bordo rispetto all’equipaggio della nave. In seguito all’inversione di rotta verso l’Italia la Vos Thalassa attendeva l’arrivo della nave militare italiana Diciotti per effettuare il trasbordo dei migranti. I due imputati sono stati accusati di azioni intimidatorie e violente nei confronti del personale di bordo della Vos Thalassa.

Decision & Reasoning: 

Il Tribunale di Trapani ha avuto l’onere di decidere se le azioni attuate dagli imputati nei confronti dell’equipaggio fossero in violazione del Codice penale oppure attribuibili ad una legittima difesa dal momento che la decisione di invertire la rotta verso le coste libiche si sarebbe tradotta in un’offesa dei diritti dei migranti a bordo. Nello stabilire se si potesse invocare la legittima difesa, il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto necessario indagare sugli estremi di tale giustificazione e quindi sulla necessità dell’esistenza di un proprio o altrui diritto da difendere, sull’attualità del pericolo insistente sulla tutela del proprio o altrui diritto, sull’ingiustizia dell’offesa ricevuta e sulla proporzionalità della difesa attuata contro l’aggressore.

Considerato che in materia di operazioni di soccorso in mare l’Italia è vincolata anche alla Convenzione di Amburgo del 1979 ne deriva che lo Stato che porti a termine un salvataggio – anche se non nella zona SAR di propria competenza – sia responsabile dell’approdo e dello sbarco degli individui soccorsi in un cosiddetto porto sicuro (Place Of Safety - POS). Stando alla giurisprudenza della Corte EDU , la sicurezza del porto in questione allude principalmente alla sicurezza fisica degli individui in oggetto ma anche alla possibilità di chiedere efficacemente asilo. In questo caso dunque il punto chiave è quello di stabilire se al momento dei fatti la Libia costituisse o meno un porto sicuro. Sulla base delle informazioni rilasciate dall’ UNHCR e prese in considerazione durante le indagini, risulta chiaro come la Libia non si potesse considerare (al momento dei fatti) un paese sicuro a causa della frammentata situazione politica e sociale che rendeva instabile ed insicura la vita quotidiana per i locali e soprattutto per i richiedenti asilo, rifugiati e migranti.

Ѐ stato messo in rilievo come le continue guerriglie tra le fazioni rivali e l’incapacità di mantenere fede all’accordo internazionale in sede ONU abbiano reso la Libia un ottimale luogo di partenza per quanti migranti volessero partire alla volta dell’Europa. Se per i cittadini libici la situazione è di evidente pericolosità ed incertezza, lo è ancora di più per i richiedenti asilo, migranti e rifugiati che transitano dal paese dal momento che la Libia non è né firmataria della Convenzione di Ginevra del 1951, né ha una normativa interna in materia di asilo. La legislazione domestica in materia di immigrazione condanna infatti gravemente con pene detentive indefinite ai lavori forzati e una multa di circa 700 $ l’ingresso, il soggiorno e la dipartita irregolare dal Paese . Disseminati per il territorio sono presenti centri detentivi per contrastare l’immigrazione irregolare teatri di continue e sistematiche violazioni dei diritti umani fondamentali; la detenzione che viene messa in atto infatti appare del tutto arbitraria sia nella sostanza sia nei modi.

Le informazioni fornite dall’UNHCR durante lo svolgimento del processo mettono in luce anche l’ambiguità del ruolo svolto dalla Guardia Costiera Libica; non di rado quest’ultima è stata accusata di violare i diritti umani durante le operazioni di soccorso, talvolta causando l’affondamento dei “barconi” su cui viaggiavano i migranti, e di collusione con scafisti e trafficanti. Sulla base di tali informazioni appare chiaro al decidente come non si possa considerare la Libia un porto sicuro dove poter sbarcare i migranti. Secondo quanto deciso dal Tribunale, acconsentire allo sbarco in territorio libico si tradurrebbe in una violazione della consuetudine del divieto di respingimento. Ai sensi dell’individuazione della scriminante della legittima difesa, il tribunale di Trapani dunque ha riconosciuto l’esistenza del diritto ad essere tradotti in un porto sicuro per non subire trattamenti contrari all’art. 3 CEDU che i passeggeri della nave appena soccorsi avevano provato a tutelare con le proprie azioni. Ai sensi dell’art. 52 c.p. per invocare la legittima difesa è necessario che il pericolo non sia causato volontariamente da chi risponde ad un’aggressione subita. A questi riguardi, il G.I.P. del tribunale di Trapani ha confermato come, sia per l’imputato di origine sudanese sia per quello di origine ghanese, il pericolo non sia stato causato volontariamente dal momento che, anche nel caso di quest’ultimo, cittadino di un paese terzo sicuro, le azioni sono state attuate in difesa di altri migranti provenienti da paesi terzi non considerabili sicuri come il Sudan.

Da ultimo, il Tribunale ha riconosciuto proporzionale la difesa degli imputati in risposta all’offesa dell’equipaggio dal momento che il diritto alla vita e al non essere sottoposti a trattamenti inumani e degradanti non può essere sacrificabile rispetto al diritto all’autodeterminazione dell’equipaggio nel governare la nave. Agli occhi del Giudice, se non fossero state attuate tali azioni difensive, i migranti sarebbero stati sicuramente ricondotti in Libia, dunque è pacifico osservare la natura necessaria di tali atti non potendo gli imputati allontanarsi dagli aggressori.

In conclusione, il tribunale ha deciso per la sussistenza di tutti i requisiti dell’art. 52 c.p. per cui entrambi gli imputati sono stati assolti in presenza della scriminante della legittima difesa. Quest’ultima risulta valida anche ai fini dell’assoluzione per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina dal momento che non vi era prova che i due imputati fossero scafisti o collusi con le organizzazioni di trafficanti, ma passeggeri. L’ingresso in Italia degli individui a bordo conseguito alle azioni adottate sulla nave Vos Thalassa avrebbe avuto come unico fine quindi l’impedimento del rimpatrio in Libia.

Outcome: 

Assoluzione di entrambi gli imputati.

Observations/Comments: 

Questo riassunto è stato scritto da Maria Giulia Marinari - Universita di Torino.

Other sources cited: 

Giurisprudenza nazionale citata

Cass. Sez. 1, Sentenza n. 56330 del 13/09/2017
“[...] non è invocabile la scriminante della legittima difesa da parte di chi reagisca ad una situazione di pericolo volontariamente determinata” Cass. Sez. 6 sent. N. 31288 del 28/03/2017 “[...] l’art. 393 bis del c.p. non prevede una circostanza di esclusione della pena ricadente sotto la disciplina dell’art. 59 c.p., ma dispone l’esclusione della tutela nei confronti del pubblico ufficiale che se ne dimostri indegno: essa pertanto trova applicazione solo in rapporto ad atti che obiettivamente e non soltanto nell’opinione dell’agente concretino una condotta arbitraria”. Cost. sent. n. 295 del 1984 “[...] l’autorizzazione, qual’è configurata nella Carta fondamentale emanata dal Parlamento necessariamente prima che il trattato sia ratificato. La Costituzione vuole che le Camere valutino in anticipo il testo del trattato, al fine di rimuovere in quanto organi autorizzanti, il limite che, secondo le previsioni degli artt. 80 e 87, circonda l’esercizio del potere di ratifica”. Cass. Sez. 1 sent. n. 48291 del 21 giugno 2018 “[...] l’attualità del pericolo richiesta per la configurabilità della scriminante della legittima difesa implica un effettivo, preciso contegno del soggetto antagonista, prodromico di una determinata offesa ingiusta, la quale si prospetti come concreta e imminente”.

Giurisprudenza degli altri Stati membri citata

A and Others v. Secretary of State for the Home Department, 8 dicembre 2015, House of Lords

Tribunali internazionali

Prosecutor c. Anto Furundzija, 10 dicembre 1998, Tribunale per l’ex Jugoslavia

Caso della prigione Miguel Castro c. Perù, 25 novembre 2006, Corte interamericana dei diritti umani Public

Committee against torture in Israel and others v. State of Israel, Supreme Court of Israel, 6 settembre 1999